ESPERIENZE

In questa pagina raccoglieremo i racconti dei responsabile delle fiaccolate in tutta Italia.

13 ottobre 2009 |  Sit-in improvvisato dopo l’affossamento della legge Concia davanti al Parlamento

Foto di Repubblica.itFoto di Repubblica.it

Questa sera ci siamo autoconvocati per Facebook e SMS, senza permessi davanti al Parlamento Italiano, dopo aver saputo della bocciatura della legge Concia, ma sopratutto dopo aver letto la motivazione che ci accosta a Pedofili, Necrofili ecc…

CARTELLI

La serata si è svolta così:

  • Siamo caduti tutti morti per terra alcuni minuti (in quanto invisibili costituzionalmente e da oggi anche incostituzionali = MORTI
  • Abbiamo fatto un minuto di silenzio per le vittime dell’omo-transfobia
  • Abbiamo disegnato la sagoma con tanto di sangue rosa per terra di una persona omosessuale-transessuale
  • Abbiamo URLATO in faccia al Parlamento Italiano cosa pensavamo aprendo il megafono a tutti

Bocciata la legge Concia con questa spiegazione:

“…La disposizione viola il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione con riferimento al canone della ragionevolezza in quanto l’inserimento tra le circostanze aggravanti comuni previste dall’articolo 61 del codice penale della circostanza di aver inerenti all’orientamento sessuale ricomprende qualunque orientamento ivi compresi incesto, pedofilia, zoofilia, sadismo, necrofilia, masochismo ecc.”

 

In 200 autoconvocati davanti Montecitorio

In 200 autoconvocati davanti Montecitorio

 

E’ finita l’ora del politically correct!

Questa sera il parlamento Italiano ha superato ogni limite, paragonandoci ai pedofili, necrofili, e quant’altro (vedi resoconto della bocciatura per incostuzionalità della legge Concia)

Oggi il Parlamento Italiano, con la bocciatura della legge Concia per incostituzionalità, ha sancito che gay, lesbiche, bisex, transgender, intersessuali sono INCOSTITUZIONALI, pur essendo cittadini italiani che pagano le tasse, fanno impresa, creano famiglie e crescono i loro figli e figlie.

 

Da oggi le Lesbiche sono anticostituzionali

Da oggi le Lesbiche sono anticostituzionali

 

E’ ora di alzarsi, come?

Questa sera eravamo in 200…a Roma, contemporanemente a Bologna, Torino, Milano altre persone di sono autoconvocate e sono scese in piazza.

Possibile che in tutta Roma ci siano solo 200 gay, lesbiche, bisex, transgender?

DIRITTI UMANIALZATEVI DA QUELLA SEDIA E FATE VEDERE CHE CI SIAMO SOTTO UN’UNICA BANDIERA, QUELLA RAINBOW, CON UN UNICO OBIETTIVO: DIRITTI UMANI

NON DOBBIAMO DIVENTARE VITTIME DI NOI STESSI!



 

Fiaccolata Bergamo

Fiaccolata Bergamo

12 Settembre 2009 | 1° Fiaccolata Bergamo (di Elisa
Radesca)

Dato che di giornali che ne parlano ce ne sono pochi e di giornali che ne parlano
bene, ce ne sono ancora meno, ne parliamo noi. Di cosa? Del sit-in contro l’omofobia
che si è tenuto Sabato 12 Settembre a Bergamo. Già, Bergamo, non
avete capito male. Per la prima volta si è riusciti ad organizzare un
sit-in che avesse come protagonista centrale la comunità gay, lesbica
e transessuale in questa città. Ed ecco qui la cronaca, realistica, veritiera,
di come sono andate le cose. I fatti raccontati da occhi puliti, non filtrati
dall’ipocrisia della maggior parte della stampa bergamasca.

Il tutto, per me, comincia verso le 14.30, quando mi reco presso la sede di
Rifondazione Comunista che ospita Arcilesbica in via Borgo Palazzo.
A parte un acquazzone stratosferico, lì incontro anche le “arcilesbiche”
ed Elisa, la mia grande compare nel corso di questa movimentata settimana organizzativa
e, insieme a Giulia, la presidente delle Arcilesbiche bergamasche, iniziamo
a dipingere il nostro manifesto.

Quello che ne risulta è una perla di saggezza, frutto della mente di
Giulia: LIBERTA’ E’ PARTECIPAZIONE e sotto, un chiaro e conciso “no”
verso l’omo e transfobia. Caricati cartellone e bandiera arcobalenosa sulla
mini-macchina di una arcilesbica molto gentile, giungiamo finalmente in Piazza
Matteotti, dove, per non venir meno al pregiudizio che più ci si addice,
ci rimbocchiamo le maniche e come muratrici specializzate solleviamo degli enormi
manifesti per posizionarli sotto alle finestre del Comune. Trattasi di lesbo-power,
oh yeah!

Qualche vecchino incuriosito si avvicina, legge quà e là, storce
il naso o sorride e poi si allontana. E’ l’inizio di quella che poi si rivelerà
una manifestazione con i fiocchi. Man mano la gente arriva, iniziano a sbucare
faccine conosciute e non mi sento più sola. Persone che vogliono i miei
stessi diritti, che reclamano le mie stesse cose mi circondano e, anche se non
le conosco tutte, mi sento gran bene. Arriva poi un’orda di gay avvolti nelle
loro bandiere arcobaleno-Arcigay e tutto inizia a colorarsi, anche grazie ai
palloncini che abbiamo provveduto ad attaccare ovunque, sfruttando dei poveri
ragazzi malcapitati per il gonfiaggio.

La piazza, piano piano, ma nemmeno troppo piano, inizia a riempirsi e il picco
si può registrare verso le 18.00, 18.30…Una bella piazza gremita di
sostenitori eterosessuali e, quel che è peggio, di omosessuali: il peggior
incubo di un omofobo. La più piacevole rivincita nostra, eheh.

Partono i discorsi: si fa avanti Giulia, che più che di omofobia se la
sente di parlare di “omostronzia”…E come darle torto? Se vedi un
ragno scappi dalla paura, ma per picchiare un ragazzo che ha gusti sessuali
diversi dai tuoi, devi essere proprio stronzo, più che fobico!
Segue poi l’intervento di Luca, presidente di Arcigay Cives Bergamo: sobrio
e convincente! “L’omofobia è una piaga sociale”.

E’ il turno di Carla Turolla, molto più Donna di altre donne che conosco,
per me un esempio di coraggio da imitare e stimare. Lei parla di legge: quando
istituiranno il reato di omofobia? Quanti ragazzi pestati a sangue a Roma o
a Firenze dobbiamo aspettare ancora? Pagando le tasse, ci piacerebbe anche essere
tutelati. O, quanto meno, non essere presi a mazzate per strada.

Tocca poi a Tommaso Bruni, presidente di BergamoLaica, una delle associazioni
più intelligenti presenti sul nostro territorio. Lui, da eterosessuale,
invita alla civiltà e al rispetto, due elementi che, per come la vedo
io, non sono neanche lontanamente opinabili: dovrebbero trovarsi alla base di
ogni società civile che si rispetti. Per noi, qui in Italia, invece,
sono solo episodi sporadici di magnanimità.

Prende il microfono Aurelio Mancuso, presidente nazionale di Arcigay, che, con
i suoi modi molto diretti, si assicura che il proprio messaggio passi per le
orecchie e le teste di tutti. Inizialmente, elenca le cifre sconcertanti degli
omicidi e delle violenze a sfondo omofobo e poi urla a gran voce un messaggio
più che condivisibile: non è la società ad essere violenta
in sè, è la mancanza di una politica culturale a renderla tale.
Salgono poi su un palco inesistente due ragazzine, un pò timide e impacciate…Siamo
io ed Elisa.

Dopo l’ansia iniziale, ce la siamo cavata non dico bene ma decentemente! Il
succo dei miei giri di parole è che l’amore non fa male a nessuno e che
questo immobilismo sconcertante in merito alle tematiche omosessuali deve finire:
abbiamo un problema da risolvere e questo probelma si chiama omofobia.
Anche Elisa, forse addirittura più timida di me, se l’è cavata
nonostante le paure: sottolinea che a Bergamo il problema della visibilità
è ciò che impedisce alla comunità LGBT di vivere tranquillamente
la propria sessualità in libertà, sotto gli occhi di tutti.
Appena ho appoggiato il microfono, ho visto una cosa che mi ha sconvolta: mia
madre. Mia madre è venuta ad un sit-in! E per giunta pieno di gay e lesbiche!
Ero tra il sorpreso e il commosso, ci ho messo un pò a metabolizzare
la cosa e, dopo averla accerchiata di lesbiche e gay che la convincessero che
gay non è sinonimo di village people, mi sono detta che se c’è
stata mia madre, c’è una speranza in più per tutti quanti noi.
La speranza di essere ascoltati, compresi e accettati, anche se la cosa richiede
un percorso lungo e un cammino da fare insieme, scontrandosi ma anche tentando
di capirsi a vicenda.
Dopo essermi ripigliata, molta gente è venuta a farmi i complimenti per
quello che abbiamo organizzato. Io invece i complimenti voglio farli a chi ha
partecipato, uscendo allo scoperto, forse anche rischiando.
Ed ecco che arriva la parte della giornata più simbolica: il lancio nel
cielo del nostro manifesto, attaccato ai palloncini: forse il simbolo di questa
piccola grande manifestazione bergamasca. La voglia di volare via con quei palloncini
c’era, ma, per la prima volta, anche quella di rimanere con i piedi ben saldi
sulla terra e non una terra qualunque ma quella bergamasca: la necessità
di stare qui, combattere per questa città, per migliorarla. La consapevolezza
dell’ingiustizia che mi circonda è stata la causa di questo piccolo ripensamento,
della mia scelta di non volare via con quei palloncini.
Verso sera, la gente si è dileguata ma non prima di aver lasciato un
piccolo contributo nella “scatola magica”: ben una settantina circa
di euro!

E’ stata una settimana stancante, ma sono soddisfatta del risultato! Un sacco
di gente, un sacco di appoggio, la dimostrazione che gay non è solo sinonimo
di carri carichi di gente nuda ma anche di normalissime persone che vivono nel
loro quotidiano, con le gioie e dispiaceri e con tantissima voglia di urlare
al mondo la propria agognata libertà.

Queste non mi sembrano cose così sconvolgenti da portare L’Eco di Bergamo
a snobbarci completamente o Bergamo Sera a definirci, prima ancora di manifestare,
una “baracconata carnevalesca” o il Giornale di Bergamo a mettere
in prima pagina, accanto al mio nome e cognome, una foto di fanciulle in minigonna
vestite da marinarette. Questa è la stampa che ci meritiamo, per il semplice
fatto che abbiamo deciso di accontentarci. Ma noi ci siamo stati, noi abbiamo
toccato con mano e visto con i nostri occhi! Noi possiamo raccontarlo, testimoniarlo,
farci conoscere per quello che siamo davvero, non per come la gente decide di
dipingerci!
Abbiamo manifestato rispetto nei confronti della Chiesa e della religione anche
se tanti di noi, probabilmente, avrebbero avuto molte cose da dire in merito
ma questo rispetto non ci è stato restituito: nei pressi della fontana
delle Grazie una setta religiosa ultracattolica ha saputo solo sventolare striscioni
carichi di insulto: “Dio ti guarisce”, “Dio ti salva”. Non
so voi, ma io non mi sento malata e non ho bisogno di essere guarita da nessuno,
men che meno da dei predicanti dalle idee opinabili.

Detto questo, rinnovo i miei ringraziamenti a tutti coloro che hanno partecipato
e mi auguro che si possa ripetere presto una cosa del genere, magari vedendo
presenti anche le tantissime persone che mi hanno detto che non sarebbero venute
per problemi di visibilità.
Grazie a Giulia, Luca, Carla e Tommaso che ogni giorno devono fare i conti con
la tragica realtà bergamasca.
Il mio ringraziamento più speciale va a due persone: Ilaria, la mia ragazza,
che mi ha sopportato e sostenuto e a Elisa, che ha reso possibile tutto questo.
Penso che questo vada scritto sui giornali, annunciato al tg, scritto nei blog:
la pura e semplicissima realtà dei fatti, senza modifiche, cristallina,
così come si presenta.

Intervento di Pandini, Turolla e Mancuso: http://www.youtube.com/watch?v=ubdUIKj9IEA

Intervento di Tommaso Bruni: http://www.youtube.com/watch?v=e1PSIQfL-5M&feature=related

Ps.Un grazie anche a Ettore Pirovano, Presidente della Provincia, che ha dichiarato
di non aver ricevuto l’invito, quando invece gli è stato mandato, da
me personalmente. Un grazie rafforzato dal fatto che anche quando è venuto
a sapere del sit-in, se ne è fregato le scatole, screditando la manifestazione.
Un dubbio sul Sindaco Tentorio invece mi attanaglia ancora: anche lui è
stato invitato ma non ho ricevuto risposta e mi domando se ciò sia imputabile
a una precisa scelta o a una svista nella casella e-mail.


 

Piazza Navona

Piazza Navona

11 Settembre 2009 | 3° Fiaccolata Roma : Piazza Navona (di
Cristiana Alicata)

Ieri sera, per il terzo venerdì di seguito la comunità LGBT romana è scesa in piazza. Questa volta micropride stanziale (e meno male viste le mie stampelle nuove di zecca). Direi che 500, 600 persone c’erano tutte. La fucina creativa del lunedì (l’incontro serale con cui “inventiamo” la forma dei venerdì) aveva decretato di dare il megafono 3 minuti a

testa. Devo ammettere che da un lato coglievo il profondo senso politico della nostra idea, il messaggio che volevamo mandare a chi si appropria della comunità senza mai, in realtà, consultarla, dall’altro ero terrorizzata dal rischio di rovinare qualcosa, di dare voce ad un platea non matura, non omogenea (sì, rabbrividisco anche io di me stessa talvolta).

Mi sono trovata davanti una comunità matura, in cui ha detto bene Guido, ognuno è già leader di un processo. Ero affascinata dalla giovanissima lesbica in minigonna che come in un libro di Moccia (e con lo stesso accento) dichiarava amore e rispetto alla “sua” donna. Accanto a lei Filippo, l’ amico rasta, con giacchetta di velluto e citazioni di Di Vittorio e delle lotte contadine. E poi chi vuole essere un pò meno pacifista. Chi tornerà a casa e fara coming out. Chi ha scritto una cosa insieme ai proprio familiari. Chi un pò la politica l’ha fatta e sa arringare la folla (io per esempio non riesco a fare un comizio incazzato e poi quando ho finito, non riesco e ridere e a stringere le mani per quanto sono stata brava…se sto incazzata sto incazzata). E le proposte di lotta, intelligenti. Le risate di tutti. Gli applausi, i fischi, gli accidenti e la rabbia che è tanta, tantissima, ma indirizzata costruttivamente. Ho guardato scorrere tutte queste storie, le diversità nelle diversità.

Ieri è nata, o comincia a nascere davvero, una comunità. Una comunità non omogenea e non piatta. Affatto. Ma una comunità che può fare un cammino insieme al di là delle differenze, una comunità che ha capito che adesso, il rastone gay intellettuale di sinistra deve abbracciare il fighetto con la maglia di A&F. E la lesbo-chic, forse dovrebbe strappare
un sorriso alla butch. Ieri abbiamo riso, ci siamo incazzati, abbiamo fatto spettacolo, ma soprattutto siamo nati per la terza volta, perché siamo nati come collettivo, come entità sociale.

Benvenuta comunità LGBT romana. Adesso il cammino è lungo, il lavoro duro, ma la fucina creativa alla quale sto assistendo, mi sta facendo innamorare. Non ho mai visto tante idee ed energie così concentrate in
un solo posto.


 

Davanti al Vittoriano (Piazza Venezia)

Davanti al Vittoriano (Piazza Venezia)

04 Settembre 2009 | 2° Fiaccolata Roma : Colosseo – Piazza del Campidoglio (di Andrea Contieri)

È successo e se ci penso, credetemi, ho ancora le lacrime agli occhi.
Una serata che penso che non scorderò mai, come una piazza del Campidoglio
che non ho mai visto così piena da farmi tremare le gambe e sudare le
mani. E perdonate la “performance“, io quando scrivo sono un logorroico
senza uguali ma prima di ieri sera credo non avessi mai parlato a più
di cinque persone ed al massimo ad una coppia di scoiattoli e chi mi conosce
e sa quanto sia timido sa anche che ho vinto anche una mia piccola battaglia
personale. Ma mai avrei pensato di farlo in un luogo così rappresentativo
e con un pubblico così bello.

Lo sapete io son piccolino e, nonostante la precocità nell’interessarmi a certe cose, la mia memoria militante arriva al massimo a 6 anni fa, ma credo che la forza e la potenza di quello che è successo ieri sera non abbia
veramente uguali e precedenti. Venerdì notte ci siamo ripresi la città, ci siamo riappropriati della nostra voglia di vivere serenamente, della nostra capacità di poterlo fare al di fuori di un locale o di un’isola pedonale a noi dedicati o dalle case in cui più di qualcuno credeva di poterci chiudere. Lo abbiamo fatto sotto un’unica bandiera, alzandoci
tutti insieme: politici nazionali e locali, giornalisti, presidenti e militanti di associazioni che pur non lasciando a casa le loro identità hanno capito l’importanza di marciare come e con tanta, ma anche e soprattutto tanta altra straordinaria gente comune. Lo hanno fatto le nostre famiglie naturali ed allargate, lo hanno fatto tantissimi amici eterossessuali che hanno marciato al nostro fianco insieme a tutte quelle persone che indirettamente subiscono gli effetti dell’omofobia e della violenza che ci colpisce di cui non dobbiamo mai dimenticarci. Lo hanno fatto tantissimi turisti che si sono fermati a chiederci cosa succedesse e si sono uniti al corteo! E lo hanno fatto e continueranno a farlo in tantissimi a Torino, a Bologna,a Milano a Napoli, a Catania, a Ragusa, a Genova! Tutti come un’unica grande famiglia.

Ora ricordiamoci tutti che abbiamo una responsabilità. Pensare di replicare la presenza tutt’altro che “micro” e del tutto inimmaginabile di venerdì 4 è davvero difficile ma, come abbiamo detto in piazza, siamo arrivati ad un punto di non ritorno: dobbiamo necessariamente sforzarci di ricordarci la nostra militanza non solo durante le nostre manifestazioni ma di metterla in pratica al bar, dal fornaio, in metropolitana, nelle scuole, nelle università, nei nostri posti di lavoro. Ieri abbiamo dimostrato di essere capaci di comportarci ed agire come un unico vero Movimento. E potranno tacere come i giornalisti, che paradossalmente reclamano nel fratempo il sacrosanto diritto di lavorare in maniera libera ed indipendente, hanno fatto in questi giorni ma a lungo andare se faremo crescere quello che insieme stiamo costruendo non potranno più ignorarci. Dobbiamo essere consapevoli che abbiamo un ferro caldo su cui battere con tutte le nostre forze e che se la settimana scorsa eravamo 150 e il 4 eravamo 2000, da oggi possiamo, anzi abbiamo il dovere di fare in modo che questa energia e questa voglia di visibilità e partecipazione cresca in maniera esponenziale. E ricordate che se tutto questo è e continuerà ad essere possibile non dovete ringraziare nessun altro se non voi stessi e coloro che hanno deciso di camminarvi vicini.

Grazie, grazie davvero per aver reso possibile quello che sta succedendo! Ci vediamo venerdì prossimo alle 21 a Piazza Navona!


 

Via dei Fori imperiali

Via dei Fori imperiali

28 Agosto 2009 | 1° Fiaccolata Roma : Colosseo – scale del Campidoglio
(di Cristiana Alicata)

Questa sera, organizzati con un tam tam via FB e via sms nel giro di poche
ore, davanti al Coming Out ci siamo ritrovati in poco più di 100. Un
gran numero per la comunità LGBT dormiente romana.

Una comunità che sente di doversi auto-organizzare per uscire dal ghetto,
per gridare il proprio sdegno davanti al dilagare dell’omofobia e dell’intolleranza.Ne
è nata una fiaccolata che dal Coming Out ci ha portato fino ai piedi
del Campidoglio.
Ieri, 28 Agosto era l’anniversario del discorso di M. L. King. Quello che cominciava con “I Have a Dream”. Ai piedi del municipio della Capitale abbiamo deciso che ogni venerdì sera ripeteremo questa fiaccolata (appuntamento ore 21 davanti al Coming Out)

E’ necessario vivere la città, sfilare ogni giorno. Fare un pride a settimana finché i nostri diritti e la nostra incolumità non siano tutelate. Chiusi nelle discoteche è come stare chiusi in un ghetto dove non diamo fastidio a nessuno. Un piccolo punto di partenza, di visibilità.
Chissà quante altre cose potranno nascerne di cui Roma ha un enorme bisogno.

E’ iniziata l’era dei MicroPride.Che la rivoluzione Rainbow abbia inizio.

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